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Comunicati stampa

Variazioni al bilancio 2017-2019, ius soli

Aumento del bilancio di previsione 2017-2019, discussione sul disegno di legge in attesa al Senato.

La seduta del Consiglio regionale è cominciata oggi con l’esame del disegno di legge n. 102: Variazioni al bilancio di previsione della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol per gli esercizi finanziari 2017-2019 (presentato dalla Giunta regionale), che prevede un aumento della previsione delle entrate di 2.797.702 €, e un pari aumento della previsione della spesa.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha annunciato voto contrario, in quanto il suo gruppo è contrario all’istituto stesso di regione, privilegiando altre possibilità di collaborazione, come per esempio l’Euregio Tirolo. Zimmerhofer ha poi ricordato le critiche della UE al bilancio dello Stato, invitando anche a scopo di risparmio a non conservare organismi antiquati. Ha aggiunto un riferimento alle spinte autonomiste emergenti in Italia (Lombardia, veneto), ma anche in Europa, con il progetto per l’autonomia e il decentramento, un movimento che si deve alla forza e tenacia dei Catalani, che vogliono una nuova politica europea, non adeguatamente riconosciuta dal pres. Juncker, che ha semplicemente “preso atto” della lettera dei consiglieri.
Il pres. Arno Kompatscher ha sostenuto che si cerca di utilizzare i mezzi a disposizione nell’interesse dei cittadini delle due province che costituiscono la Regione. La variazione si deve all’accertamento di nuove entrate, in primis relativamente all’IVA, mentre viene ridotta l’assegnazione di crediti a favore delle Province. C’è poi ulteriore dotazione del fondo di riserva e spese aggiuntive per il Consiglio regionale. Saranno presentati emendamenti per prevedere stanziamenti per le spese per l’esercizio delle funzioni delegate in materia di giustizia, in previsione di assegnazioni statali. Un ulteriore emendamento concerne la contrattazione per il personale regionale, a seguito di colloqui con i sindacati che hanno permesso di concordare un testo di compromesso: una dotazione che andrà a favore di tutto il personale della Regione.
I 6 articoli del disegno di legge (compreso l’articolo 4bis, introdotto con emendamento, riguardante il personale) sono stati approvati senza discussione e con alcuni emendamenti del pres. Kompatscher.
Il disegno di legge 102, avendo come tema il bilancio, è stato votato separatamente dai consiglieri trentini e da quelli altoatesini, e approvato con 17 sì e 11 no per i trentini, 16 sì e 14 no per gli altoatesini: la maggioranza qualificata richiesta era di 18 voti, pertanto il disegno di legge sarà inviato all’organo regionale riesame bilanci e rendiconti.

Si è passati quindi alla discussione congiunta della mozione n. 55, presentata dai Consiglieri regionali Kaswalder, Borga e Fasanelli per impegnare la Giunta regionale a manifestare al Governo e al Parlamento la contrarietà della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol rispetto ai contenuti del disegno di legge Atto Senato n. 2092 in corso di discussione presso il Parlamento italiano e del voto n. 11, presentato dai Consiglieri regionali Dello Sbarba, Heiss, Foppa, Manica, Ferrari, Civico, Borgonovo Re, Dorigatti, Bizzo, Tommasini e Maestri, affinché il Parlamento approvi entro la fine di questa Legislatura una legge che riconosca, per l’acquisizione della cittadinanza italiana, lo ius soli temperato e lo ius culturae.
Walter Kaswalder (Gruppo Misto), sottolineando con soddisfazione come il disegno di legge sullo ius soli fosse ancora fermo in Parlamento, ha ricordato presentando la mozione 55 che in Francia, Germania, Regno Unito e Belgio bisogna attendere almeno dai 5 ai 10 anni per ottenere la cittadinanza, mettere in altri Stati sono previsti esami per accedervi. Con la mozione 55 ha chiesto quindi che il Consiglio regionale manifestasse a Governo e Parlamento la contrarietà della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol rispetto ai contenuti del disegno di legge Atto Senato n. 2092 in corso di discussione presso il Parlamento italiano.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha illustrato il voto 11, di segno completamente diverso, che invitava il Parlamento ad approvare entro la fine di questa legislatura una legge che riconosca, per l’acquisizione della cittadinanza italiana, lo ius soli temperato e lo ius culturae. Il consigliere ha ricordato che lo stesso premier Gentiloni aveva sostenuto che la discussione sul ddl era sospesa ai fini di creare una condizione di consenso, cosa a cui il voto voleva contribuire. Lo ius solis, ha chiarito, riguarda poco i barconi e i flussi migratori, e molto di più le seconde generazioni, ovvero bambini e bambine nati in Italia. Anche in Italia, ha chiarito il consigliere, un adulto dopo 10 anni di residenza stabile può chiedere la cittadinanza: si tratta di ammettere anche quelli che sono i più integrati, ovvero i bambini nati qua; se vengono fatti sentire come cittadini di serie B, svilupperanno rabbia e frustrazione. La concessione della cittadinanza porta diritti e ma anche  doveri, ha aggiunto Dello Sbarba, ricordando in aggiunta i vantaggi di questo riconoscimento soprattutto per le ragazze, che avendo i diritti riconosciuti dalla Costituzione avranno tutti i mezzi per tutelarsi da certe prevaricazioni. Il disegno di legge è sostenuto dal mondo cattolico

Diversi gli interventi in merito:

Rodolfo Borga (ACT) co-firmatario della mozione 55, ha illustrato la situazione attuale, evidenziando che al compimento dei 18 anni i bambini di seconda generazione possono chiedere la cittadinanza, e fino ad allora hanno esattamente gli stessi diritti degli altri. Anche i figli minori di extracomunitari che ottengono la cittadinanza dopo il periodo previsto dalla legge diventano italiani. Nel 2016 hanno ottenuto la cittadinanza 200.000 persone, pari a più di 60.000 rispetto a tanti altri Stati: l’Italia ha il primato europeo per naturalizzazioni, con 956.000 casi negli ultimi 10 anni. Borga ha quindi contestato l’affermazione di Dello Sbarba relativa al sostegno del mondo cattolico, evidenziando le titubanze diffuse nel nord est. Secondo il disegno di legge, ha ricordato Borga, bastano 5 anni di permanenza sul territorio perché i bambini nati in Italia abbiano la cittadinanza, e poiché l’Italia è prima in Europa per concessione di cittadinanze, di questa legge non c’è bisogno. Se si vuole combattere la crisi demografica bisogna agire in maniera ben diversa, ovvero con adeguate politiche famigliari, anziché sostenere quelle unioni che per natura sono sterili. In quanto ai diritti delle bambine, sono già garantiti; “Non si integrano culture,si integrano persone”, ha concluso Borga.
Alessandro Urzì (Gruppo Misto) ha condiviso la posizione di Borga,  facendo riferimento poi al trend consolidato di emigrazione da parte degli italiani, con 5 milioni di iscritti all’Aire e 124.000 usciti solo nel 2016 e aventi tra i 18 e i 34 anni. Se ne va quindi proprio l’Italia che dovrebbe garantire la crescita futura, mentre si accetta che si insedino richiedenti asilo, pari a 500.000 lo scorso anno, con saldo favorevole a quest’ultimi (“tanto da parlare di sostituzione etnica”), che sulla base della legge che si vorrebbe approvata diventerebbero la nuova asse portante della struttura nazionale italiana. 10 anni fa la situazione era molto diversa: ora si è davanti a un’emergenza mondiale; non bisogna farla passare per una battaglia di civiltà o di umanità, ma pensare a dare una risposta chiara alle necessità del territorio, altrimenti si è irresponsabili. Le forze politiche devono avere il coraggio di porre lo ius soli come tema elettorale, in modo da vedere a chi i cittadini vogliono dare il mandato.  Urzì ha infine fatto riferimento al fatto che sono proprio cittadini di seconda generazione parlanti solo francese che si erano macchiati degli attentati terroristici.
Mattia Civico (PD), cofirmatario del voto 11, ha sostenuto che la valutazione del disegno di legge è viziata dall’opinione secondo cui il provvedimento sarebbe foriero di flussi migratori: bisogna invece fare un’operazione di onestá intellettuale, contestando questo punto di vista, e allo stesso modo non farne una bandiera elettorale. I rappresentanti nelle istituzioni hanno la responsabilità di collaborare e fare sforzi attivi per respingere certe percezioni, restando nel merito delle questioni. Lo ius soli non c’entra nulla con i flussi migratori, ha ribadito Civico, sottolineando che 800.000 minori nati in Italia “non hanno altra Patria rispetto a questa, perché sono nati qui, siedono a scuola accanto ai nostri figli, vivono e respirano la nostra cultura”. Misconoscere questa appartenenza non contribuisce a pace e convivenza: non si tratta di una guerra tra culture o di fare concessioni, ma di riconoscere la realtà dei fatti.
Hans Heiss (Gruppo verde) si è riferito alla tesi della sostituzione etnica, sottolineando che è necessario riflettere su come mai i giovani italiani trovano altrove condizioni più favorevoli: “Questa è la domanda che dobbiamo porci, come garantire un futuro alle prossime generazioni”, e a essa dovranno rispondere anche i governi di destra che hanno governato in passato; la domanda però non va collegata la questione di dare diritti a chi sta qui, alla necesitá di creare momenti di integrazione. Non si tratta di creare eccezioni, ma parificazioni in termini di diritti ma anche di doveri, a consolidamento di uno stato giuridico di persone che da lungo tempo vivono in Italia. La proposta, che introduce una forma moderata di ius soli, è un atto di coraggio per il Governo.

La discussione prosegue nel pomeriggio.